"Sughero, la battaglia delle imprese per il riciclo dei tappi" - Il Sole 24 ore

Sughero, la battaglia delle imprese per il riciclo dei tappi

Articolo di Giovanna Mancini, pubblicato su”Il Sole 24 Ore” del 16 giugno 2024

L’Italia detiene il 10% della produzione mondiale. Un settore di nicchia ma dal grande potenziale, in attesa delle norme sul riciclo.

«Esistono pochi materiali più sostenibili del sughero a livello industriale: questo legno proviene dalle foreste di sughera del Mediterraneo, che contribuiscono a stoccare anidride carbonica – 73 tonnellate di CO2 per ogni tonnellata di sughero – e i prodotti trasformati non sono trattati, se non con un rivestimento in silicone, nel caso dei tappi, per poterli inserire nelle bottiglie. È una pianta spontanea, che ogni dieci anni in Italia può essere decorticata e poi si rigenera, quindi non implica né abbattimento alberi né sfruttamento della risorsa, ma anzi è un sistema che permette alla pianta di rigenerarsi, anche fino a 250 anni».

Alessandro Canepari è titolare della Mureddu Sugheri, che dal 1938 produce tappi per bottiglie in questo materiale, ed è anche responsabile del Gruppo Sughero all’interno di Assoimballaggi, a sua volta associata a FederlegnoArredo, in rappresentanza di un settore di nicchia (la produzione nazionale ha un valore di 270 milioni di euro, generato da poco più di 200 aziende e un migliaio di lavoratori), ma fondamentale per l’industria del vino e distintivo del nostro Paese, che da solo produce e trasforma circa il 10% del sughero commercializzato a livello globale, alle spalle di Spagna e Portogallo, che detengono il 70% della produzione, e davanti a Maghreb e Francia…


07.10.2021 “Shaping Wine” @ SDA Bocconi | Milano Wine Week 2021

SHAPING WINE 07.10.2021

“Il vino italiano è un mondo ancora giovane e scalpitante in cui la gestione delle cantine è passata – in pochi decenni – da un approccio agricolo ad un’ottica manageriale. Il valore della marca è oggi veicolato non più dal vigneron in prima persona ma dall’immagine istituzionale del brand e dalle sue certificazioni. Il processo di acquisto, lato consumatore, non si basa quasi più sulla fiducia nella relazione umana col produttore ma assume logiche del tutto nuove”.

Secondo l’osservatorio Wine Management della SDA Bocconi di Milano oggi la ricchezza non è più mero valore economico ma strumento per comprare benessere. In questo senso la value proposition delle aziende evolve dalla soddisfazione dei bisogni alla costruzione di contenuti simbolici. Il fine food & beverage più di ogni altro settore si è arricchito di questi aspetti valoriali. Packaging, punto vendita e storytelling sono strumenti potenti di creazione di identità e di valore.

In base agli studi del team di ricerca cordinato dal Prof. Andrea Rea e dalla Prof.ssa Roberta De Sanctis si identificano 3 mercati di riferimento nel mondo del vino: Trendy (vini di moda), Fine (vini di terroir) ed Icon (vini di lusso). Essi esprimono una competizione tra modelli culturali prima che tra bottiglie. Dunque vino come prodotto contemporaneo che, per il suo alto valore simbolico ed esperienziale, è assolutamente idoneo a soddisfare la ricerca di senso che motiva il consumo.

Secondo Francesco Domini – COO di Genagricola – è in atto una polarizzazione dei consumi di vino che spinge il focus delle cantine del gruppo sui prodotti “fine” ed “icon”. Claudio Bonci – COO dell’e-commerce Tannico – individua nei “vini naturali” un segmento di nicchia in grande crescita, fortemente sostenuto dall’attenzione dei consumatori verso i temi di sostenibilità. Semplificazione. Questa è la ricetta di Signorvino – primo retail specializzato nella vendita di vini italiani – i cui scaffali sono organizzati in “rosso”, “bianco” e “bollicine”. Luca Pizzighella, brand manager della catena, pone l’attenzione sui dati medi di consumo che in Italia sono poco incoraggianti e, specificatamente nei segmenti più giovani, premiamo i prodotti beverage/mixology. Mariya Kovacheva – Regional Wine Education USA di Pernod Richard – individua alcune delle tendenze post pandemiche: maggior consumo on premise, aumento dello scontrino medio sul canale on-line, ricerca di una piacevole esperienza d’acquisto, premiumization delle bottiglie. Valentina Ellero, Responsabile Area Consulenza e Formazione di Unione Italiana Vini, illustra il percorso del settore verso una norma nazionale per la sostenibilità (ambientale, sociale, economica) che, oltre che disciplinare il lavoro delle cantine vinicole, integri anche i fornitori nella loro politica di sostenibilità. Nella riflessione sui mercati esteri Pierluigi Bolla, presidente di Valdo, osserva l’approccio protezionistico statunitense laddove, oltre alle leggi federali, vigono normative statali molto differenziate per l’importazione del vino. Immutato dunque l’assetto distributivo a tre livelli dove, al prezzo della cantina si aggiungono i margini per l’importazione, la distribuzione ed il retail. Roberta Corrà, DG del Gruppo Italiano Vini, segnala la recente tendenza italiana alla formazione di grandi gruppi enologici che orienteranno i futuri trend di consumo. Managerialità ed analisi della competitività internazionale saranno strumenti necessari per crescere in valore e rafforzare i brand. Per Giorgio Castagnotti – COO di Martini & Rossi – l’apprezzamento internazionale del vino italiano si nutre, soprattutto nei mercati esteri, del grande fascino legato al lifestyle del belpaese. Aggiunge Roberto Bruno – Managing Director di Fontanafredda – l’importanza strategica di realizzare economie di scopo incentivando le associazioni fra produttori al fine di creare nuovi modelli distributivi che avvicinino maggiormente il consumatore alla cantina.


#3winestorming – L’umorismo nel raccontare il mondo del vino: il taglio ironico dei @PoveriSommelier

#3winestorming – L’umorismo nel raccontare il mondo del vino: il taglio ironico dei @PoveriSommelier

Ogni volta che un Ricco Sommelier beve etichette blasonate, un Povero Sommelier nel mondo soffre…

Il nostro “motto” parla di persone comuni con la passione per il vino che, nel 99% dei casi, non berranno mai un Romanée Conti.

Ci siamo conosciuti sui banchi dei corsi AIS ad inizio 2018, da lì è nata prima un’amicizia e poi, dopo le prime degustazioni e serate che ci hanno permesso di constatare che gli abbinamenti perfetti fossero solo con Montrachet e etichette da 200€ in su, un senso di povertà comune.

Una sera, quando il relatore ha trovato in una Bonarda dei sentori di cerfoglio e tarassaco, ci siamo guardati negli occhi cercando conforto l’uno nell’altro: così è scattata la scintilla definitiva ed ecco che ci è venuta voglia di condividere tra di noi luoghi comuni, sensazioni, pensieri, dubbi e quel “detto non detto” sul mondo del vino. Il tutto in una chiave ironica e immediata come il meme.

25.000 follower e una media di 1.500 like per singolo post… Cosa rende così virale la vostra comunicazione sui social? Chi sono i fan più attivi?

Crediamo che questa “viralità” si possa spiegare con alcuni dei concetti espressi nella prima risposta e con il linguaggio già di per sé virale del meme.

Divertimento, storie di vita quotidiana e anche un po’ di provocazione: sono questi i contenuti che offriamo ai nostri followers.

Ci siamo accorti, creando e gestendo ogni giorno la nostra pagina Instagram, quanto sui social il mondo del vino sia visto da molti come una sorta di “cosa per ricchi”. Noi siamo la prova vivente che non esiste luogo comune più errato.

Non vogliamo eleggerci a navigati ed esperti sommeliers, ma con i nostri followers condividiamo contenuti che, sì, vogliono essere divertenti e strappare una risata, ma anche fare riflettere o aprire una discussione, dalla più banale alla più provocatoria.

Crediamo che questa sia la chiave del format che ci ha permesso di avere un elevato engagement con i nostri followers, che molto spesso, a loro volta, condividono con noi le loro esperienze e le loro idee partendo proprio dal meme o dalla storia che proponiamo.

Per rispondere invece alla seconda parte della domanda, i fan più attivi non sono ovviamente grandi nomi dell’industria vitivinicola, ma persone comuni, “wine influencer”, amanti del vino o persone che hanno fatto corsi da sommelier e che si ritrovano nelle nostre vignette satiriche. Una menzione particolare a chi ci segue e commenta ogni singolo post dall’inizio!

Il vino, che è emozione ed esperienza, lascia tanto spazio al suo racconto. Cosa crediate manchi nella scena italiana per avere dei consumatori più consapevoli?

Di frequente i social ostentano le solite etichette status symbol che non danno un reale valore aggiunto al consumatore. La domanda che il consumatore dovrebbe farsi è: “Vale veramente quel prezzo?”.

Le persone spesso si approcciano al vino come “figli del marketing”: è come se prima si beva l’etichetta e poi il contenuto.

Fortunatamente tutte le associazioni della sommellerie italiana stanno facendo un grande lavoro per promuovere la qualità e l’approccio corretto al mondo del vino. Crediamo, infatti, che la strada sia stata tracciata non solo attraverso i corsi da sommelier, ma anche tramite eventi, banchi di degustazione e corsi di avvicinamento al vino.

Cosa vi ha lasciati più inaspettati e sorpresi lungo questo vostro inedito percorso?

La cosa che ci ha sorpreso di più è non avere ancora ricevuto “gratis” le migliori bottiglie di vino in circolazione!!!

Scherzi a parte, il profilo è nato per gioco e per ironizzare tra di noi.

Cosa ci ha lasciati inaspettati? Il fatto di essere cresciuti così tanto in poco tempo, raccontando di vino in modo leggero, senza fotografare etichette dal blasone mastodontico.

Esiste quindi una categoria di appassionati di vino che vive in maniera più “leggera”, senza prendersi troppo sul serio e senza potersi permettere di bere ogni weekend brand economicamente fuori dalla portata del pubblico medio.

Come nasce un vostro meme?

Il “processo creativo” inizia solitamente a notte fonda, si cercano o si creano immagini che possano trasmettere immediatamente un concetto che secondo noi può essere simpatico o che possano intavolare una discussione prendendo ispirazione dalla vita quotidiana o da corsi ed eventi di degustazione che continuiamo a frequentare attraverso la nostra associazione AIS. Alcuni esempi: la delusione di una bottiglia tanto attesa ma che poi sapeva di “tappo”; l’amico che chiama Prosecco qualsiasi spumante; ma anche le nostre DOC e DOCG sono di grande ispirazione

Quello che abbiamo notato è che più approfondiamo e apprendiamo nozioni, più abbiamo materiale su cui lavorare, perché si sa che i Poveri Sommelier possono studiare solo certe zone e certe bottiglie…

Quali sviluppi avrà il vostro progetto nel prossimo futuro?

Noi quattro non siamo wine influencers, non lo vogliamo essere e nella vita ci occupiamo di tutt’altro, quindi anche in futuro possiamo permetterci di continuare a provocare e ironizzare.

L’impostazione a noi diverte e ha un bel seguito, quindi la linea guida della pagina continuerà a essere questa.

Sicuramente stiamo pensando di aumentare il numero di stories, quiz, sondaggi, nuovi format che verranno, perché crediamo molto nell’interazione con i followers.

Il nostro futuro fuori dai social, invece, lo vediamo in cantina o a un banco degustazione con un bicchiere in mano ad assaporare emozioni, storie e convivialità che solo il vino sa regalare… Ovviamente tutto offerto!!!

Profilo Instagram "PoveriSommelier"

Alcuni meme dal profilo Instagram di “Poveri Sommelier”


Come nasce un tappo di Sughero? #cantinatalk feat Mureddu Sugheri

Come nasce un tappo di Sughero? #cantinatalk feat Mureddu Sugheri

“Abbiamo chiesto alla Mureddu Sugheri 1938 tutto quello che volevamo sul sughero e sulla produzione dei tappi, Filippo Pala, sales manager Mureddu ci ha aiutato a capirne di più. Spesso si parla poco e male dei tappi di sughero, ma dietro quei pochi centimetri di materia c’è un mondo intero da scoprire, che parte dalle sugherete in Sardegna, Spagna e in Europa, attraverso le sapienti mani e processi di produzione meticolosi di produzione e controllo per la produzione dei tappi”

EP. 31 Cantina Social – #CantinaTalk Video Podcast

LINK ANTEPRIMA VIDEO: https://www.facebook.com/watch/?v=974915063327456

ALTI LINK: https://www.instagram.com/cantinasocial/


#2winestorming - Un inedito racconto del grande vino artigianale italiano - Giorgio Melandri

#2winestorming – Un inedito racconto del grande vino artigianale italiano

Intervista a Giorgio Melandri

Giorgio, come hai vissuto quest’ultimo anno e cosa porterai via nel tuo bagaglio di vita professionale di questo periodo?

Credo che sia stato un periodo duro che però ci ha aiutato a capire che c’erano troppe cose superflue nella nostra vita. Credo che ci porteremo dietro una maggiore sobrietà, è l’eredità positiva della pandemia. Quella negativa è che ci siamo un po’ chiusi.

Quali canali di comunicazione e quali stili narrativi sono per te più adatti a veicolare le nicchie produttive della nostra enologia?

Preferirei parlare di vini artigianali, piccole tirature, vini-racconto come dico io, l’idea della nicchia richiama sempre una chiusura. Credo che esista un bellissimo fenomeno di esperienze nuove, spesso in territori inediti e credo che questo movimento rappresenti “l’aria fresca” del vino italiano. Sono storie di vita spesso con vini che testimoniano scelte coraggiose, coerenti, originali. Lo stile narrativo è quello del racconto vero, della condivisione di un quotidiano che passa per campi e boschi, tavole di casa e camini, per cantine semplici e scarpe sempre piene di terra. Un racconto che le agenzie non riescono a fare, troppo occupate a scrivere testi tutti uguali e tutti pieni di troppa enfasi. Diciamo che lo stile è quello del reportage, lo dico anche ridendo. Cito un caso su tutti: il BIOSELVATICO, l’esperienza dell’amico Filippo Volpi, una delle persone più vere e competenti del vino italiano. Il suo vino è credibile perché la sua è davvero una vita dedicata alla cucina e al vino. 24 ore al giorno di pensieri ininterrotti per cinquant’anni di fila. Un racconto imbattibile, non è roba che si può inventare alla scrivania.

Su quali aspetti e tematiche dovrebbero concentrarsi nel futuro gli enti di promozione del territorio?

Dovrebbero far coincidere i vini e i discorsi, si parla tanto di territorio, ma il territorio nei vini spesso non c’è. I contenuti saranno il centro del racconto del vino, ma devono essere allineati ai fatti. La vita di chi produce vino deve essere essa stessa un racconto, la gente cerca il territorio anche in uno stile di vita. Senza coerenza cosa siamo!? Delle volte penso che la maggior parte di chi produce e vende vino non lo beva nel quotidiano. Non hanno confidenza con il vino perché non fa davvero parte della loro vita.

Se dovessi aiutare una piccola cantina romagnola a trovare la propria strada, da che punto partirebbe la tua consulenza?

Dall’idea che non si deve per forza piacere a tutti, in fondo è il vantaggio di essere piccoli. Così arriverebbero libertà e coraggio. E mercato, secondo me.

Sappiamo che simpatizzi per il sughero. Trovi che le sue qualità siano adeguatamente comunicate?

Si parla più dei difetti del sughero che delle sue qualità. Il tappo di sughero è un compagno del vino, stanno insieme anni e si influenzano. A me interessa indagare questo rapporto, per esempio capire se un sughero può aiutare il carattere di un vino, ad esempio attraverso i tannini che gli cede, e come può aiutarlo ad evolvere. È una comunicazione positiva, voi sapete che amo il sughero sardo e ne abbiamo parlato a lungo. Il tappo è come un vestito, deve essere senza macchie certo, ma deve anche aiutare a esprimere la sua personalità. Sarebbe bello lavorare di più sulla correlazione tra origine e carattere, su questo siamo molto indietro.

(Bio) Giorgio Melandri

Vive a Faenza e nella vita si è da sempre occupato della narrazione del vino italiano. Schietto, acuto e dai modi gentili. Con la sua penna Giorgio ha collaborato a lungo con Luigi Veronelli, Slow Food e Gambero Rosso ed è stato il curatore di Enologica, la più grande manifestazione enogastronomica dell’Emilia-Romagna.

Fortemente convinto che il successo di ogni vino passi dalla valorizzazione del suo territorio oggi si dedica alla produzione di Mutiliana, pura espressione della Romagna appenninica e del Sangiovese.


#1winestorming - Trend e opportunità per il vino italiano di qualità nei mercati internazionali - Raffalele Augelli

#1winestorming Trend e opportunità per il vino italiano di qualità nei mercati internazionali

Intervista a Raffaele Augelli

Raffaele, com’è segmentata l’offerta dei vini italiani sui mercati esteri?

L’offerta del vino è segmentata sui mercati sotto molteplici aspetti, su tutti ne cito innanzitutto due: la provenienza geografica (la c.d. wine region) ed il prezzo. Va considerato che, a differenza di altri prodotti, il vino in sé ha forti elementi identitari di differenziazione: l’uvaggio, le denominazioni, la sensibilità alle annate, il terroir, il vigneto, i cru, etc. In più il vino italiano nello specifico ha un enorme punto di forza che è la biodiversità. Nessun paese al mondo può vantare la quantità di varietà autoctone e di microclimi che ha l’Italia.

Si parla molto di “regional branding”, ci spieghi di che cosa si tratta?

Il “regional branding” per definizione è il modo di differenziare varietà o tipologie di vino utilizzando il nome della regione e quindi andando a trarre beneficio dalla popolarità preesistente del luogo e allo stesso tempo dando valore alla wine region di appartenenza.
Due grandissimi esempi ci vengono forniti dai cugini francesi: Bordeaux e Champagne sono prima di tutto due luoghi geografici.

Perché ci credi tanto?

Il vecchio motto “l’unione fa la forza” è sempre molto attuale e vincente a mio modo di vedere. Riportato nel romantico mondo del vino, l’identità e l’unicità di ogni singolo territorio sono gli aspetti di differenziazione più forti. Faccio fatica a comprendere perché talvolta piccoli produttori di uno stesso luogo invece di cooperare per valorizzare il proprio territorio e la propria regione, tra l’altro spesso già nota per turismo, storia, etc., investano energie per farsi guerra tra di loro. Basterebbe chiedersi cosa cambi per un inglese, un giapponese o un americano se, ad esempio, la Ribolla Gialla sia proveniente dai colli del Collio o dalla sub-regione Isonzo, se prima non è stato portato insieme in alto il nome della regione Friuli e della varietà Ribolla Gialla. In questo senso, senza scomodare i cugini francesi, recentemente fanno scuola i neozelandesi con il tipico Sauvignon di Marlborough e gli argentini di Mendoza con il Malbec che è diventato più popolare addirittura del Malbec di Cahors, regione francese in cui nasce la varietà.
In Italia ci sono esempi in questo senso, nel segmento premium mi viene subito da pensare a Bolgheri o all’Etna nel passato più recente in cui si sta lavorando di squadra con risultati eccellenti.

Quali logiche di posizionamento e distribuzione seguono i c.d. “fine wines”?

Va premesso cosa sono i “fine wines”, ovvero i grandi vini pregiati. Un tempo questo segmento era rappresentato solo dai grand cru francesi ma oggi il monopolio francese è insidiato da altri grandi vini prodotti nel resto del mondo. Con forte senso patriottico ci tengo a precisare che il 15% del market share dei fine wines oggi è rappresentato da vini prodotti in Italia, ma siamo ancora lontani dal posizionamento e dal successo dei Bordeaux o della Borgogna.
Va anche premesso che i fine wines seguono logiche non solo di posizionamento e distribuzione a parte, ma anche la visione strategica e la comunicazione devono essere specifiche.
I “fine wines” sono veri e propri oggetti di culto, alla pari di orologi e opere d’arte, che hanno un costo significativo e sono determinati sostanzialmente da una serie di aspetti: la popolarità, l’esclusività, la provenienza da un posto speciale, la domanda, il costo e la critica. Sembreranno aspetti scontati per gli operatori, ma i punteggi dei critici sono determinanti per il prezzo e lo stesso prezzo può variare di annata in annata in base ai punteggi dello specifico vino, ma anche dell’annata in sé. Se ad esempio una specifica annata a Bordeaux è valutata male dalla critica, i punteggi saranno di conseguenza più bassi, ed a seguire la domanda ed i prezzi. Ragionando sempre sulle logiche di prezzo, per l’evoluzione della tecnologia e dell’intelligenza dei motori di ricerca, il posizionamento deve essere allineato nel mondo per evitare speculazioni e perdita di fiducia nel brand da parte dei consumatori.
I “fine wines” sono altresì protagonisti di canali aggiuntivi: quello dei collezionisti, quello del wine investment, cosi come quello del mercato secondario e delle aste, che poi sono interconnessi tra loro.

Possiamo ritenere dunque i vini da investimento come un solido bene rifugio?

E ‘un tema molto in voga recentemente ed i dati sembrano confermare l’interesse nell’investire in vini pregiati: nell’ultimo decennio la categoria del “wine investment” è cresciuta di più del 100%. In altri termini, chi ha investito dieci anni fa ha guadagnato in media 10-12% all’anno rispetto all’investimento. Sono dati impressionanti, largamente superiori all’andamento dell’oro e del real estate ed in linea con gli investimenti in arte e in auto d’epoca. Esistono logiche specifiche che determinano la rivalutazione di un vino nel tempo e sono nate società ad hoc, che alla pari dei consulenti finanziari, guidano l’investitore nella scelta dei vini, delle annate, etc.

Chiudiamo con il packaging. Quanto è determinante?

Il vino è un prodotto della terra che è la rappresentazione di un territorio, di uno specifico uvaggio e soprattutto della passione e del lavoro dell’uomo. Ma è pur sempre un prodotto e quindi segue le stesse dinamiche del marketing, valide ad esempio nel campo della cosmetica o del fashion. Mi è rimasto impresso un survey condotto da un professore di marketing da cui è emerso che 9 consumatori su 10 dinanzi ad un muro con centinaia di bottiglie, dopo aver determinato il budget di spesa e la tipologia di vino, scelgono la bottiglia da acquistare in base al packaging. In altri termini, la presentazione del prodotto è tra i primi 3 fattori che determinano le scelte del consumatore medio.

(Bio) Raffaele Augelli

Raffaele Augelli, nato e cresciuto in Puglia, dopo aver completato gli studi universitari a Parma, porta a termine il prestigioso MBA presso l’Inseec Wine Institute di Bordeaux dove gli viene poi affidata la cattedra e dal 2019 un corso sulla “Premiumisation” dei vini italiani.

Seppur giovanissimo, il suo profilo nel wine business è profondamente multiforme, completo ed internazionale spaziando dalle vendite, alla conoscenza dei mercati a quella del prodotto, in particolare il segmento dei fine wines, fino al marketing strategico. Dopo Bordeaux si trasferisce a New York dove ricopre posizioni manageriali sia sul fronte acquisti e selezione dei prodotti e sia sul fronte sales.

Rientra 5 anni fa in Italia per dedicarsi all’azienda storica leader pugliese “Rivera”, che gli affida la gestione e lo sviluppo della distribuzione export con risultati brillantissimi. Spostatosi nel gruppo “Domini Castellare di Castellina”, al suo ruolo di Export Manager si aggiunge quello di “Responsabile dei Fine Wines”.


RT - LAB Wine Sensory: confronto e sinergia per elevare la Qualità

Pubblicato sul numero 12/2021 de “Il Corriere Vinicolo” un articolo della Dott.ssa Pavan, Plant Manager di Mureddu Sugheri in merito al programma RT- LAB Wine Sensory di Unione Italiana Vini

MUREDDU SUGHERI
Confronto e sinergia, indispensabili per mantenere sempre alto il livello di Qualità 

Secondo la nostra Plant Manager, Dott.ssa Federica Pavan, le chiavi per una vera partneship con il cliente passano da una superiore affidabilità organolettica dei prodotti. Per questa ragione è fondamentale il continuo confronto con RT – LAB Wine Sensory dell’Unione Italiana Vini…

LEGGI ARTICOLO SU CORRIERE VINICOLO

Il Corriere Vinicolo n. 9/2021 - Approfondimento sull'evoluzione del tappo naturale e la tutela del pianeta

Pubblicato sul numero 9/2021 de “Il Corriere Vinicolo” un nostro approfondimento dal titolo “L’EVOluzione del tappo naturale e la tutela del pianeta”.

Testo completo Approfondimento 

“Integrata nella nostra Corporate Social Responsibility inauguriamo, con l’anno 2021, una politica ancor più rigorosa in ambito ambientale che promuove un approccio plastic free e nuove azioni di risparmio energetico, riciclo delle risorse e ricerca di soluzioni più efficienti ed ecosostenibili in tutti i rami d’impresa e nei nostri prodotti e servizi. Ci schieriamo contro il “greenwashing” e saremo particolarmente attivi nella sensibilizzazione di tutti gli stakeholders circa gli autentici e inimitabili valori di eco-sostenibilità del tappo di sughero e delle nostre produzioni. Nasce così la partnership con l’associazione Plastic Free Odv Onlus impegnata a liberare l’Italia da tonnellate di plastica disperse nell’ambiente. Quella di Mureddu Sugheri è una storia italiana, lunga più di 80 anni, che parla di natura e di innovazione. Il successo del nostro marchio, dice l’imprenditore Dr. Fabio Mureddu, è infatti da ricercarsi nelle superiori caratteristiche di neutralità sensoriale che sono fondamentali per la conservazione dei vini a medio e lungo affinamento. Da oltre cinque anni il reparto Ricerca e Sviluppo ha innovato il settore con la prima e originale soluzione di tappatura naturale 100% off-flavours free “Igea Neutral Cork” e “Igea Cento evo”. Forti di uno specifico know-how tecnico abbiamo esteso alla gamma classica dei tappi naturali monopezzo “Natura evo” alcuni dei nostri più performanti trattamenti di vapo-estrazione del comparto aromatico del sughero. A partire da marzo 2021 ogni singolo tappo marchiato Mureddu Sugheri avrà risultati di affidabilità organolettica da primo della classe.”

LEGGI INTERVISTA A P.23!

Il Corriere Vinicolo n.37/2020 intervista il nostro Sales Area Manager Filippo Maria Pala

Un inizio d’anno entusiasmante frenato dall’arrivo della pandemia, una ripresa in concomitanza con la vendemmia e ora la seconda ondata di contagi che riporta l’incertezza sul futuro. Il fermo dell’Ho.re.ca per le cantine, di riflesso si è sentito anche in questo settore; meglio hanno tenuto le realtà enologiche che hanno venduto in GDO. Le difficoltà permangono, ma si continua a guardare avanti, anche perché́ è proprio nei momenti più critici che bisogna investire. Questa la sintesi dell’inchiesta condotta dalla giornalista Rossella Contato per il “Il Corriere Vinicolon.37/2020 del 23.11.2020 che ha chiesto il punto di vista della Mureddu Sugheri come azienda di riferimento nella produzione di chiusure in sughero per l’enologia.

Rinforzare l’azienda per guadagnare terreno. “Il 2020 si è aperto abbastanza bene per Mureddu Sugheri che, nei primi due mesi dell’anno, ha registrato una crescita di volumi e fatturato in linea con il budget ci racconta il Sales Area Manager dell’azienda Filippo Maria Pala.

Con il lockdown di inizio marzo abbiamo dovuto sospendere un fitto calendario di eventi in programma sul territorio italiano. Con tutte le cautele possibili siamo sempre rimasti aperti, salvo alcuni periodi di cassa integrazione.

Il calo degli ordinativi è stato rilevante fino al mese di giugno, poi la riapertura dei confini regionali ed europei ha favorito la ripresa degli imbottigliamenti che, spinti dall’imminente vendemmia e dai consumi estivi, hanno dato slancio positivo al terzo trimestre fino ad ottobre, ma la ferita non è stata ancora completamente riassorbita. Possiamo tuttavia ritenerci soddisfatti della solidità e serietà delle aziende nostre clienti che sono il top dell’enologia italiana e che continuano ad apprezzare la qualità dei nostri prodotti”. Mureddu Sugheri è particolarmente  dedicata alla produzione di chiusure per vini e spumanti di fascia media e medio-alta, i cui consumi sono strettamente legati all’Ho.Re.Ca.

“Il risultato economico di fine anno dipenderà molto dallo sviluppo delle restrizioni al consumo varate nel canale Ho.Re.Ca sia domestico che estero – spiega Pala -. I segnali purtroppo non sono incoraggianti ma, in vista di tempi migliori, abbiamo deciso di guadagnare terreno accelerando il rinforzo mirato della rete commerciale e di alcune figure chiave interne nell’ambito del Controllo Qualità e della Ricerca & Sviluppo”.

LEGGI INTERVISTA A P.34!

09.11.2020 | Mureddu Sugheri è azienda certificata “Plastic Free”

Save the Planet
Mureddu Green Commitment |
Environment Programme 2021

Con l’importante – CERTIFICAZIONE AZIENDA PLASTIC FREE – inauguriamo la prima di una serie di importanti attività in programma nel 2021 a supporto dell’ambiente.

Mureddu Sugheri, in linea con le direttive europee a tutela dell’ambiente, è contraria all’utilizzo della plastica monouso e sostiene l’associazione Plastic Free Odv Onlus (www.plasticfreeonlus.it) impegnata a liberare l’Italia da migliaia di tonnellate di plastica disperse nell’ambiente. Schierati contro il greenwashing e scegli alternative autenticamente naturali alla plastica. 


Difendi, insieme a noi, il pianeta. Scegli il tappo in sughero.

Visita www.plasticfreeonlus.it e scopri i progetti e le attività in calendario sul territorio nazionale. Diventa socio, aderisci subito all’associazione e mettiti in contatto con i referenti territoriali per partecipare agli eventi o semplicemente dona alla causa Plastic Free.